Qui di seguito Costanza Toti Colombo, una collega di Ghiffa, racconta il rito simbolico de “La Sorellanza”, rito che riscopre e recupera antiche energie condivise, che ha celebrato insieme a Alessandra Rizzi, collega di Pordenone, e la qui presente web-ospitante. Condividere e confrontarsi, sostenersi ed arricchirsi reciprocamente è la strada che voglio intraprendere ed è un piacere per me ospitare una Celebrante così sensibile come Costanza, oggi sorella d’anima insieme ad Alessandra.

“Abbiamo perso i riti di passaggio, i momenti di condivisione con le altre donne in cui ci si raccontava problemi e cambiamenti. La fretta, l’efficienza, la vergona, il pudore, la paura… sono barriere che ci impediscono di ritrovarci in cerchio con le nostre madri, le nostre nonne, le nostre sorelle, le nostre figlie, e raccontarci. Non una gerarchia, non un tribunale, ma un cerchio in cui ciascuna è importante e non c’è una leader, ma tutte sono disposte a raccontarsi e ad ascoltare. Così è accaduto tra le donne per migliaia di anni, finché qualcosa ha interrotto la catena, al punto che oggi una tale prospettiva sembra quasi utopia”. [Tratto da “Liberati della brava bambina” di M. Gancitano e A. Colamedici, Harper Collins 2020]

E invece no, non è utopia. È successo il 10 settembre 2020, al Nuraghe Mannu, in Sardegna. Ora vi spiego com’è andata. Eravamo tutte e tre sull’isola per una cerimonia che vedeva protagonista Alessandra e a cui volevo a tutti i costi partecipare.

Quando Ale mi ha chiesto di scrivere una Cerimonia di Sorellanza, sulle prime sono rimasta sopraffatta: non conoscevo bene lei, non conoscevo per niente Lucia. Come avrei potuto trovare le parole giuste per sancire un patto spirituale ed energetico fra noi? Per fortuna, però, i preparativi per la partenza, le intense giornate passate insieme e tutto ciò che abbiamo condiviso in quel viaggio ci ha davvero unite spiritualmente. Certo, non è da trascurare il fatto che, essendo tutte e tre celebranti laico-umaniste, un collante di partenza c’era eccome, dovevamo solo conoscerci meglio! Facendolo, abbiamo scoperto di avere un desiderio che accomuna quasi tutte le donne, cioè di far parte di un gruppo di sorelle che non sono in competizione, ma hanno fiducia l’una nell’altra, che si confrontano in un’ottica di arricchimento.

A qualcuno è capitato di sperimentare il fallimento dei legami di sangue, dai quali a volte ci si sente delusi o per cui noi stessi ci sentiamo delle delusioni. La Sorellanza ci ha dato la possibilità di sceglierci proprio in virtù di ciò che siamo, per come siamo, coi nostri difetti e i nostri pregi.

Lo spunto è arrivato da una tradizione sarda di cui avevo letto, antesignana dello stato sociale nelle comunità rurali dove ancora vige la co-genitorialità. Quella dei fill’e anima. Un fillus de anima è un figlio acquisito da una famiglia diversa da quella d’origine, è un figlio che nasce una seconda volta, che viene adottato spiritualmente, non abiurando alle sue origini. Non vi è una negazione delle proprie radici, quanto una somma di affetti familiari, il che offre la possibilità di nascere una seconda volta, di essere figli diversi perché si è stati scelti.

La famiglia di sangue e quella spirituale hanno ruoli diversi, spesso sono gli amici, magari lontani nella realtà ma sempre vicini nel cuore, quelli con i quali si ha un legame speciale. Loro sono i primi a insegnarci che l’amore va oltre lo spazio e non soffre la distanza, perché le anime sorelle si fanno una promessa marcata con il fuoco dello spirito e che manterranno a tutti i costi, per sempre.

La cerimonia di Sorellanza ha avuto il suo culmine nel Rito delle piume. Pensavo ai figli d’anima e a quella parte impalpabile di noi che doniamo agli altri spontaneamente, e ho pensato che le piume fossero metafore perfette. Così ne ho data una a ciascuna all’inizio della cerimonia e giunte al cuore del rito ci abbiamo soffiato sopra. Con quel gesto abbiamo simbolicamente trasmesso alle piume la nostra energia, la nostra volontà di restare unite, di essere solidali. Poi, pronunciando una promessa ad alta voce, abbiamo inserito le piume in una boccetta di cristallo e l’abbiamo sigillata, creando il simbolo della nostra Alleanza. In quel momento ho sentito Alessandra e Lucia davvero vicine a me, dentro di me. Ed era tutto così perfetto: il sole, la brezza, il mare… noi. Pensate che appena giunte nel luogo prescelto per la cerimonia, il Nuraghe Mannu, abbiamo trovato per terra dei sassi sistemati a forma di cuore. Coincidenze?! Ovviamente noi lo abbiamo letto come un segno e quel cuore è diventato l’altare per la nostra cerimonia. Ci siamo messe in cerchio e abbiamo cominciato. Ho avuto la sensazione che fosse stato già tutto predisposto, a pensarci mi vengono ancora i brividi.

Le Sorellanze vengono sancite ogni giorno fra le amiche, talvolta anche inconsapevolmente. Ma conferire importanza a questo rito di passagio celebrando una cerimonia scritta ad hoc è un modo unico e meraviglioso di esaltarne la potenza, perché Sorelle si resta per sempre, costi quel che costi, dovessero pur passare secoli.

Costanza Colombo, Celebrante laico-umanista

Ringrazio Costanza per le sue parole e, in accordo anche con Alessandra, condividiamo con tutti voi quel giorno con questo contributo video che descrive i passaggi principali della cerimonia della Sorellanza, il Rito delle piume e il successivo scambio di doni.

Ringrazio sentitamente Ambra Pintore, Giorgio Rizzi e Roberto Scala per la gentile concessione della colonna sonora “Noi  lunas” loro brano da poco pubblicato, lietissimo accompagnamento del nostro Rito della Sorellanza.

Siete interessati ad aver maggiori informazioni ? non esitate a contattarmi cliccando qui.